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La storia

  • Il nostro antenato bisnonno Pietro Perrini di origini contadine nasce e vive con la famiglia da sempre in campagna dove possiede una grande estensione di terreni coltivabili e di boschi di quercia, carrubo, leccio. Esperto agricoltore, uomo forte, coraggioso con la passione per gli animali che cura e seleziona personalmente. Infatti la sua eccellente razza di cavalli denominata Perrini è molto apprezzata per la bellezza, propensione al lavoro, forza, velocità e resistenza alle avversità .

     

    Gratificato dall’amore verso la propria famiglia ed il proprio lavoro conosce un giorno il Marchese Giovinazzi.

    In quel epoca la nobile famiglia Giovinazzi con il Marchese Raffaele e la moglie Fabrizia ricevono in eredità un grande territorio tra i più estesi d’Italia quello appunto di Castellaneta.

    Vengono in treno per scoprire da vicino le ridenti terre ricche di sole, fiumi, boschi, animali selvatici ed è subito amore a prima vista. Lui bell’uomo colto, distinto, lei amazzone, emancipata, dal carattere deciso che immagina il paradiso terrestre dove vivere e metter sù famiglia.

     

    Il posto è bellissimo ma allo sguardo più realista si evidenziano le condizioni di vivibilità abbastanza precarie, nel contesto mancano tutti i servizi, acqua, luce, il terreno è di origine alluvionale pianeggiante e presenta delle aree paludose con sabbie mobili dove è presente anche la malaria.

    Non ci sono i mezzi ne i trattori ma le uniche forze di propulsione sono affidate alla forza animale rappresentata dai cavalli e dai buoi. La gente non ha denaro e scarso lavoro, soffre gli stenti, la malaria e sopravvive cibandosi di pochi frutti della terra, di piante spontanee, radici, tuberi, pastorizia e cacciando qualche animale selvatico.

     

    Insomma la situazione è complicata, l’impresa ardua ma Donna Fabrizia ha deciso vuol vivere qui ed il Marchese pur comprendendo le difficoltà accetta per amore e per fortuna l’amore trionfa sempre.

    Per rendere il territorio vivibile occorre un’azione radicale innanzitutto bonificare le zone paludose, eliminare la malaria, rendere i terreni più coltivabili ed invogliare la gente alla coltivazione dei campi.

    Inoltre creare degli opifici rurali in grado di trasformare tutti i prodotti della terra come il grano, l’olio, il vino, sviluppare l’allevamento di animali da carne, da latte e produrre formaggi di ogni tipo.

     

    Così pianifica un importante progetto che comprende le principali opere da realizzare a cominciare dalla costruzione di numerosi canali di scolo delle acque stagnanti. Ma per far ciò occorrono delle figure professionali capaci, dal valore etico, morale e nella ricerca conosce Pietro Perrini e lo considera adeguato all’importante incarico di responsabile generale, ne apprezza sia le doti umane che professionali, il carisma e non da meno le eccellenti scuderie di cavalli nevrili, dal pelo lucido con portamento fiero che ne vuole subito acquistare.

     

    Pietro non può accettare senza condividere col resto della famiglia. Ne parla ai suoi cari, alla moglie Letizia prospettando che la scelta avrebbe cambiato per tutti le consolidate abitudini, le certezze, ma avrebbe anche aperto delle prospettive nuove e positive. Dopo un confronto costruttivo, con amorevole affetto la famiglia tutta insieme accettò di condividere la scelta volentieri.

     

    Ebbe iniziò la travolgente avventura ed un rapporto di stima tra le famiglia che dura ancora oggi. Si realizzano tra le paludi i canali di scolo delle acque stagnanti, si piantano migliaia e migliaia di piante di eucaliptus a mò di idrovore naturali, si costruiscono grandi Masserie, ponti, insediamenti rurali per ospitare le famiglie dei contadini, si coltivano campi di grano, ortaggi, frutta, vite, olivi, mandorli, si insegnano le arti della trasformazione dei prodotti della terra, del vino, dell’olio, del formaggio.

     

    Il tutto si svolge in un mondo rurale dove il sudore del sacrificio è sempre accompagnato dai sorrisi affettuosi dei cari, dalla buona tavola e dall’ancestrale rapporto con la natura. Alle fatiche quotidiane si alternano momenti lieti, di svago, corsi di cucina, feste e battute di caccia che Donna Fabrizia apprezza svolgere con il divertente ed allegro nonno Vito Perrini il quale oltre ad essere il più abile cavallerizzo è insuperabile nella strategia.

    Puntualmente alle 12.30 di ogni giorno nonno Vito suona il suo corno in ottone che avvisa di sospendere i lavori dei campi e di correre a tavola. La nonna Mimina eccelsa cuoca ed abile massaia sa come prendere tutti per la gola con la sua deliziosa ed insuperabile cucina, tagliolini di uova fresche di pollaio in brodo di carne, galletti al forno con lampagioni, funghi e patate, caciocavallo stagionato, peperoni arrosto, colombini ripieni al sugo, lepre alla cacciatora, funghi sott’olio, carciofi fritti, soppressata di maiale, crostata di ricotta ed amarene, liquore di noci, i dolci di mandorle e mille altre prelibatezze che fortunatamente ho avuto l’onore di mangiare, sempre accompagnati da un ottimo boccale di vino del nonno Vito.

     

    Oggi sono ben visibili i frutti di tanto impegno che ha reso il territorio fiorente, produttivo, consentendo il benessere. I nostri antenati con enormi sacrifici e tanto amore hanno creato per noi importanti opportunità.

    Generazioni di altri tempi che hanno contribuito a consolidare la cultura contadina fondata su valori semplici, sani come l’amore, il sacrificio, il rispetto, la famiglia, la lealtà che sono fondamenti di vita anche dopo la vita.

    I nostri bis nonno Pietro e la moglie bis nonna Letizia passano a miglior vita nello stesso giorno condividendo una esistenza intera fino alla fine.

    Ci hanno donato tanti valori e noi dobbiamo rendergli onore continuando con passione i loro insegnamenti.. ricordare, imparare e tramandare ai nostri figli. Un grazie grande!

    Vito Francesco Perrini

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